| Akira Kurosawa: 1980 - Kagemusha |
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| Lunedì 03 Agosto 2009 05:17 |
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Pagina 1 di 9 Akira Kurosawa: Kagemusha (L'ombra del guerriero)
Per kagemusha si intende ovviamente quello che in occidente viene comunemente definito un sosia. Un ricordo da una rappresentazione scenica anche questo: nella commedia Anfitrione di Plauto, scritta nel secondo secolo a.C., Sosia è il servo di Anfitrione, generale tebano che parte per la guerra lasciando sola la sposa Alcmena. La commedia, che ha anche risvolti politici (nei discorsi di Anfitrione molti leggono una parodia della campagna di guerra di Marco Fulvio Nobiliore contro l'Etolia), è uno dei prototipi di quella che venne poi definita "commedia degli equivoci".
Il dio Zeus, invaghitosi di Alcmena, assume le sembianze di Anfitrione per sedurla, accompagnato da Mercurio che ha assunto quelle di Sosia, si reca a Tebe e ottiene sotto mentite spoglie i favori di Alcmena. Senonché il vero Anfitrione (a sua volta nome assunto - comprensibilmente - a simbolo di ospite molto "generoso") torna accompagnato dal vero Sosia, e la presenza contemporanea delle due coppie, che si incrociano senza mai incontrarsi, genera una serie di divertenti equivoci. Inequivocabile comunque la conclusione dell'affare: dall'unione di Zeus con Alcmena nacque l'eroe Eracle.
Ma, pregando di scusarci la digressione, abbandoniamo i due Sosia e torniamo al nostro sosia: il kagemusha. Trattato dai due nobili come un oggetto da utilizzare a loro piacimento, l'uomo si ribella e rinfaccia a Takeda la sua crudeltà: Takeda non si scompone, rivendica anzi orgogliosamente il suo operato e lo giustifica con la necessità di affidare le sorti del Giappone ad un uomo forte, che sappia schiacciare ogni nemico versando sì del sangue, ma sangue necessario, che consenta di porre finalmente termine alla guerra civile che funesta da troppo tempo il Giappone. E l'orgoglio del ladro, la sua brutale franchezza, non lo indispongono: chi ha il coraggio di dire la verità ad ogni costo, rappresenta una risorsa da non disperdere. L'uomo diverrà il suo kagemusha.
Kurosawa accenna un tema che tornerà prepotentemente più avanti e verrà sviluppato ancora in Ran: l'orrore della guerra. Qui è rappresentato da cumuli di cadaveri in mezzo ai quali si aggirano indifferenti i guerrieri vincitori, e che calpesta indifferente il messaggero. Ma l'occhio dello spettatore è attratto soprattutto dalla sua furiosa corsa, al macabro sfondo è facile non far nemmeno caso.
Le truppe sono chiaramente impegnate in un assedio, e si stanno riposando ai piedi della fortezza assediata, dopo un cruento scontro.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Gennaio 2010 06:58 |