| 2010, febbraio: Hayato Osawa, Hombu Dojo shihan |
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| Scritto da Manuela Gargiulo | ||||||
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 19:11 | ||||||
Febbraio 2010, Roma di Manuela Gargiulo, Seiki Dojo di Roma
Per tutti quelli come me, che praticano Aikido da diversi anni ma che ancora non sono riusciti ad andare in Giappone, lo stage con il Maestro Osawa è stata veramente un’opportunità di affacciarsi all’Hombu Dojo pur rimanendo qui in Italia.
E' stata quindi una piacevole scoperta.
L’allenamento è cominciato venerdì sera (nel dojo Shinkokyu diel maestro Silvio Giannelli, della Associazione Aiko) per i pochi praticantiche si erano prenotati in tempo (erano accettate solo 40 prenotazioni, non essendo disponibile la sala grande dove poi si è tenuto il raduno).
Mi aspettavo più affluenza tra gli italiani ma evidentemente non tutti sono stati colti dalla mia stessa curiosità.
Il maestro ci ha fatto cominciare ogni lezione con piena libertà di fare ciò che volevamo, jijuwaza, ma senza portare a termine le tecniche.
Questo probabilmente per non creare distacco tra una esecuzione e l’altra e non bloccare il fluire dell’energia.
Su tenkan ad esempio le dita debbono indicare la direzione che il corpo poi prenderà
Faceva poi provare le tecniche con l'ombra, da soli, insistendo sulla parte iniziale ossia quella in cui si ruba il peso dell’avversario, in cui si neutralizza un attacco e poi sui tai sabaki e te sabaki.
Il maestro ha cercato di condurci nella consapevolezza delle possibilità del nostro corpo.
Uno studio minuzioso di se stessi, per essere centrati su se stessi e sentire questa centratura giocando con il peso del corpo:
Gli spostamenti nel pieno dell'esecuzione della tecnica devono invece privilegiare la rapidità e la precisione.
Con lo sguardo e con il corpo.
Un controllo del corpo veramente eccezionale; mentre spiegava come dare leggerezza al corpo usandone il peso a nostro favore ci sono stati momenti in cui il maestro era talmente leggero che sembrava volasse!
Leggero ma totalmente presente!
Tendono a guidare uke senza lasciarsene condizionare.
Alcune volte li ha definiti come errori, in altri casi ha spiegato semplicemente il perché di quello che facevamo, di quello che il nostro corpo sentiva di dover fare.
Se la mano di tori, rubando il peso del partner nei primi movimenti, si trova davanti alla fronte allora proiettando non bisogna guardare uke;
L’utilizzo delle mani che aprono la strada al corpo: dove puntano le dita, segue il corpo.
Un insegnamento centrato sul particolare, sulla precisione.
Tutti uniti nella passione comune di trovare se stessi nel cammino dell’aikido.
L’atmosfera sul tatami era gioiosa, concentrata.
E' diventata magica quando il maestro Hosokawa,verso la fine, ha fatto il suo ingresso sul lato del tatami (purtroppo solo come spettatore!) ed il maestro Osawa è corso a salutarlo.
Purtroppo lo stage è finito...
Penso che tutti avremmo voluto continuare a praticare e praticare, insieme al maestro Osawa.
Bisogna saper afferrare la fugacità delle emozioni senza indugiare troppo sul rimpianto della fine.
Per arricchirre se stessi, la propria vita e la propria pratica.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 31 Luglio 2010 08:46 |