| Akira Kurosawa: 1952 - Vivere |
|
|
| Lunedì 12 Ottobre 2009 11:27 |
|
Pagina 1 di 11 Vivere (Ikiru) - Akira Kurosawa, 1952 Takashi Shimura, Yunosuke Ito, Yoshie Minami, Miki Odagiri
A suo agio indifferentemente nei panni di un carismatico samurai o di un medico ubriacone, di un saggio consigliere o dell'abate di un monastero, Takashi Shimura ha percorso assieme ad Akira Kurosawa una traiettoria che va dagli anni 40 agli 80: nato nel 1905, scomparve nel 1982 poco dopo la sua ultima apparizione in Kagemusha.
A cavallo degli anni quaranta e cinquanta le sue interpretazioni più memorabili, tra le quali Ikiru rimane indimenticabile. Meticoloso ed attento ad ogni particolare, Shimura era reduce da una appendicite che gli aveva dato un aspetto emaciato, che Kurosawa volle mantenere, e somatizzò talmente il suo personaggio da terminare le riprese con un'ulcera allo stomaco. Studiò attentamente la postura assunta nel tempo dai malati terminali di cancro intestinale, e ne riproduce nel film anche il caratteristico tono di voce in falsetto: era solito dire che la voce è uno dei componenti più importanti nella costruzione di un personaggio, e per ogni circostanza adottava un tono diverso. Segnaliamo che nella versione italiana Shimura è doppiato, e benissimo, da Mimmo Palmara, in un certo senso un samurai anche lui: raggiunse la notorietà nel periodo dei film "peplum", che narravano le avventure di eroi mitologici come Ercole o di pura fantasia come Maciste, interpretando nerboruti antagonisti, poi intraprese una brillante carriera di doppiatore.
Non togliamo nulla agli spettatori anticipando questa notizia, lo sapranno comunque fin dalla scena di apertura, che mostra la radiografia del suo stomaco mentre una voce fuori campo commenta che gli rimangono solamente pochi mesi.
Ma, proprio alle soglie della morte, Watanabe è costretto a chiedersi quale sia il senso della vita, e a rendersi conto che fino a quel momento non ha veramente vissuto. La sua decisione sarà di vivere: vivere finalmente, anche se fosse solo per un attimo.
Akira Kurosawa, nel presentare il progetto allo sceneggiatore Shinobu Hashimoto gli mostrò un foglio di carta con questa sola scritta: "Una storia su un uomo che ha solo 75 giorni ancora da vivere". Kurosawa aveva all'epoca 42 anni.
Eppure nonostante tutto le pratiche si sono accumulate e continuano ad arrivarne: gli impiegati lavorano minacciati dal crollo delle montagne di scartoffie accumulate per ogni dove.
Pur in tanto anonimato, Watanabe un qualche piccolo segno di distinzione è riuscito ad ottenerlo: vedovo da molto tempo e dedito solo al figlio ed al lavoro, da oltre 30 anni non ha mai avuto un solo giorno di assenza. Rimane turbato a sentire la storiella che una giovane impiegata ha appena ritagliato da un giornale, trovandola molto divertente: un integerrimo impiegato non si assenta mai dall'ufficio, e i colleghi chiedono come mai. La risposta è "Perché nessuno si accorga che si può fare a meno di me".
|
| Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Febbraio 2010 21:57 |