Cinema

La settima musa, come viene talvolta chiamata da noi (rivelando una certa conflittualità con la mitologia, visto che le muse, dee greche dell'arte,  erano nove), ha avuto immediato successo in Giappone, come ricorda Kurosawa nella sua autobiografia.

 

Si è poi affermata a livello mondiale grazie anche ad una formidabile generazione di artisti che ha avuto il suo massimo esponente in colui che veniva chiamato l'imperatore, il grande regista Akira Kurosawa, ma che ha contato anche altri grandi maestri come Kon Ichikawa (L'arpa birmana), Kei Kumai (Morte di un maestro del te) o Kenji Mizoguchi (La spada Bijomaru), scomparso prematuramente.

 

Puo' sembrare strano che per approfondire lo studio di una cultura profonda e complessa come quella giapponese si consigli di andare al cinema. Eppure molte opere, sia quelle del genere jidai che noi chiameremmo in costume oppure d'epoca, che quelle del genere gendai o moderno, ci possono restituire informazioni non altrimenti disponibili.

 

Solo un film ben ambientato ci può rendere l'atmosfera di quei tempi, governati da una etichetta formalmente rigida quanto finalizzata ad uno scopo e non gratuita, quindi comprensibile e condivisibile, o farci apprezzare attraveso la ricostruzione di episodi famosi e spesso reali, come quello dei fedeli 47 ronin che dedicarono la loro vita alla vendetta contro chi aveva oltraggiato il loro signore, talvolta non reali ma molto realistici come la saga dei 7 samurai, portata sullo schermo da Kurosawa.

 

Shiro Mifune impersona il signore Shigeaki in Ame Agaru, opera ideata da Akira Kurosawa e portata a compimento da Takashi Koizumi